HomeNews“Questo matrimonio s’ha da fare’”: il nuovo appello di Italian Wedding Industry

“Questo matrimonio s’ha da fare’”: il nuovo appello di Italian Wedding Industry

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È rivolta da parte degli imprenditori del settore moda sposa, sposo e cerimonia, obbligati a riaprire dal 18 maggio, ma i matrimoni rimangono relegati alla fase 3: “A chi vendere i vestiti con pizzi, volant e merletti?”.

Tutte le nuove collezioni, da centinaia di migliaia di euro, restano ferme nei magazzini

“Questo matrimonio s’ha da fare’”. In perfetta antitesi con la celebre frase rivolta a Don Abbondio dai Bravi, nel romanzo storico de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, arriva, forte e chiaro, il nuovo appello del movimento spontaneoItalian Wedding Industry,per fare ripartire, già dalla fase 2 e con date certe, la filiera del Wedding. Nato in Sicilia e diventato virale in tutta Italia, dall’imprenditoreUmberto Sciaccae dalla event managerBarbara Mirabella,IWC, ha già raccoltooltre 4000 firme, coinvolgendo anche prestigiosi brand italiani, leader mondiali, di abiti da sposa, sposo e cerimonia, fino a tutti gli operatori della filiera matrimonio, e continua a muovere istanze per  far sì che il comparto riceva la dovuta attenzione da parte del Governo nazionale, dopo l’annullamento, ad oggi, di oltre17 milamatrimoni in tutta l’Italia.

“Sono50 milai matrimoni che, secondo le stime ufficiali, salteranno tra maggio e giugno 2020 – dichiara Barbara Mirabella -. Ciò significherà, per tutto il comparto, disdette di mesi e un intero settore completamente falcidiato. Abbiamo inviato una lettera al Governo con ben diciannove punti sui quali porre l’attenzione, primo tra tutti ilbisogno di date certe, echiare regole di salvaguardia, compatibili con la sicurezza sanitaria.

La pianificazione anticipata è elemento fondamentale per lo svolgimento dell’attività di organizzazione degli eventi. Solo con un calendario chiaro e coerente delle riaperture, anche il mondo dellawedding industrypotrà riprendere il proprio lavoro. Per convivere senza rischi per la salute con il virus, è necessario anche un confronto con gli ordini professionali, come ingegneri, architetti e geometri, professionisti abilitati, che accompagnino gli imprenditori perridisegnare,ad esempio,la capienza delle ville per ricevimentio anche quelle degli stessi atelier, definendo nuove regole di salvaguardia.

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Stabilendo nuove modalità di fruizione di servizi come il catering, intendiamo metterci a disposizione delle istituzioni per riscrivere il decalogo del “Far bene”. In questo modo si potrebbero fornire date certe per la riapertura programmata di tutte leattività aggregative, che ogni anno assicurano 40 miliardi di fatturato, consentendo un’adeguata pianificazione el’avvio delle prenotazioni”.

Parole chiare, che mostrano una competente e studiata volontà riorganizzativa e che puntano i riflettori anche su categorie di negozi comegli atelier da sposa, assimilatatitout courtal settore commercio, e quindi considerati in grado di riaprire già dal 18 maggio, nonostante il lorotarget di riferimento, cioè la cerimonia e l’alta moda sposa,non possa essere finalizzato, poiché è vietato partecipare e festeggiare le ricorrenze e i riti come i matrimoni. Italian Wedding Industry, quindi, propone che gli eventi, nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza, abbiamo una nuova lettura nelmodus operandie nei layout organizzativi:no al buffet, sì al servizio al tavolo conmice en place,che garantiscano un distanziamento spaziale corretto (Es 4 pax su tavoli da 8).

Il movimento ritiene, altresì, indispensabile consentire, ancor prima della fase 2, la possibilità per le coppie di sposi divisitare, su appuntamento e con mascherine e dispostivi di sicurezza, le locationper cominciare a dare un segnale di ripresa agli operatori dell’ospitalità e ai clienti, per pianificare una ripartenza con le dovute salvaguardie per i consumatori (Contratti sospesi fino a nuova indicazioni del governo).

“Siamo davvero preoccupati per ciò che accadrà a partire dal 18 maggio – dichiara Umberto Sciacca -. La semplice riapertura degli atelier, con l’imposizione di sanificare gli abiti, senza l’adozione di precise misure a tutela del lavoro di tutti gli operatori del comparto, non ci permetterà di coprire le spese vive, ma soprattutto di recuperare al gravissimo danno subito negli ultimi due mesi.

A questo punto le parole stanno a zero: abbiamo bisogno che vengano elaborate dal Governo nazionale, e nel più breve tempo possibile, delle misure che consentano la ripresa dei matrimoni, intesi come eventi aggregativi. Se questo non accadrà,a chi dovremo vendere i nostri lussuosi abiti con ricami, pizzi e merletti?Come faremo a pagare gli esosi affitti? Ecomepotremo rispettare gli accordi economici con i nostri fornitori, perevitare il blocco totale del sistema?”.

Sono domande espresse fuori dai denti, che erano già state scritte nero su bianco nell’istanza nazionale, dalla Italian Wedding Industry, che attraverso 19 proposte ha lanciato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Adesso i tempi sono maturi per ottenere delle risposte precise e puntuali, che consentano di definire un calendario di ripresa dei lavori, per rispettare le migliaia di famiglie, che vivono di eventi aggregativi, bisognose di un ritorno alla normalità.

E intanto parte un nuovo slogan #questomatrimonioshadafare!!.

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