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MUSICA // Intervista a GIANNI TESTA, produttore in ascesa, oggi direttore artistico di due importanti realtà discografiche, Joseba Publishing e Joseba Label.

Ph. Giuseppe Branca
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Gianni Testa è un giovane ma già noto produttore discografico italiano. La sua esperienza spazia dal grande teatro con Massimo Ranieri, passando dai programmi più importanti delle reti Rai, fino ad approdare alla direzione artistica ed alle commissioni dei più grandi festival e talent italiani, in primis Area Sanremo.

Attualmente è il direttore artistico di Joseba Label e Joseba Publishing, diventate in poco tempo solide realtà musicali, producendo tantissimi giovani emergenti, nomi del calibro di H.E.R. (vincitrice di Musicultura e di Una voce per Amnesty International), Valeria Marini, Federico Fashion Style (attualmente personaggio di punta della trasmissione “Ballando con le stelle”) e molti altri artisti indipendenti.

Collabora con Chiara Stroia (autrice di Ricky Martin, Annalisa, Carla Morrison), Andy dei Bluvertigo, Vittorio De Scalzi (leader dei New Trolls) ed attualmente è impegnato in qualità di Presidente di Commissione, nel nuovo format “Performer Italian Cup” che andrà in onda su Rai 2, ideato da Valentina Spampinato e condotto dalla stessa con Garrison Rochelle. Parallelamente, direttore artistico di Fuoriclasse Talent, dei patron Ivano Trau e Catiuscia Siddi.

Gianni Testa ne ha fatta tanta di gavetta, la musica è sempre stata al centro della sua vita, partendo dalle sue partecipazioni a Castrocaro negli anni 90 ed al Cet di Mogol, passando come performer teatrale, approdando nelle trasmissioni di punta targate Rai come vocalist (I Raccomandati, I migliori anni, L’anno che verrà, ecc.), fino ad arrivare a far parte della ambita commissione di Area Sanremo, per ben due anni.

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Tutte le info e contatti sul sito ufficiale www.giannitesta.com e www.josebapublishing.com

Ciao Gianni, cosa porta un cantante ad intraprendere la strada del produttore? E soprattutto quanto è difficile mettersi sempre in gioco come manager e discografico.

Per me è stata un’evoluzione naturale che però è derivata da vari steps della mia vita lavorativa, le mie esperienze. Ho iniziato come cantante facendo tantissime esperienze tra cui “Castro Caro” più volte, Il “C.E.T” di Mogol, le aperture di tantissimi concerti di artisti famosi, per poi approdare nel 97 “all’Accademia di Sanremo”, ora “Area Sanremo” dove ho avuto la fortuna di trovare in giuria Massimo Ranieri e Gianni Togni. Quell’anno non passai in finale ma successivamente feci 5 provini proprio con Ranieri e con il registra Giuseppe Patroni Griffi e alla fine ebbi il contratto. Iniziava quindi un nuovo percorso nel Musical, il primo fu proprio “Hollywood – ritratto di un divo” con lo stesso Ranieri protagonista. Dopo qualche anno, perseguii con il “Grande Campione” sempre con massimo Ranieri protagonista scritto da Maurizio Fabrizio e Guido Morra, e tanti altri come “Maledetta Primavera Show” con la regia di Fabrizio Angelini insieme Chiara Francini. Fino quando la crisi degli anni duemila è arrivata anche al teatro e quindi grazie alla mia duttilità, artistica data gli svariati studi che aveva fatto in passato, mi ha permesso di iniziar una nuova esperienza con un nuovo ruolo, cioè corista/vocalist in Rai, dove ho lavorato nei programmi più importanti di RAI1. Intorno al 2011/2012 è iniziata anche la crisi in tv, le orchestre venivano utilizzate sempre meno soppiantate dalle basi, quindi ho ripreso a scrivere come già facevo per i miei dischi negli anni 80/90. Da qui ho iniziato a collaborare con degli arrangiatori ed etichette ho capito la potenzialità e la bellezza di questo nuovo lavoro, un nuovo modo di vivere la musica. Difatti nel 2019 sono diventato direttore artistico della neonata Joseba Publishing, Con la quale riesco a supportare i giovani come credo sia più efficace. 

Parlaci della tua esperienza ad Area Sanremo. 

Sono entrato ad “Area Sanremo” per una casualità, poiché mi ritrovai nel 2017 a tenere una docenza in uno stage regionale in toscana di “Aerea Sanremo in Tour”, li fui notato dal Presidente Maurizio Caridi e dal direttore artistico e fui inviato a tenere uno stage proprio durante “Area Sanremo” a Sanremo. Lì ebbi un tale successo che gli artisti iscritti oltre ad applaudire quasi ogni dieci minuti durante il corso, culminarono con una standing ovation finale. L’anno successivo, nel 2018, mi fu proposto di entrare in commissione, fui onorato del proposto ed accettai. Da lì capii effettivamente quanto era complesso il mondo dei concorsi. Poi fui riconfermato anche nel 2019.

Cosa rappresenta Joseba Label e cosa vuoi trasmettere ai giovani artisti che vogliono intraprendere la carriera di cantante.

Joseba si fonda sull’idea di famiglia, dove gli artisti collaborano tra di loro e crescono insieme e quasi come dei fratelli si appoggiano l’uno con l’altro, la squadra è fondamentale, non c’è distinzione di fama o di carriera. Il talento di chi sa scrivere, chi sa suonare e cantare si fonde per creare progetti unici e personalizzati adatti a chi poi ne sarà il protagonista. In questo momento stiamo creando delle strutture adatte, ricettive, dove gli artisti avranno anche lo spazio fisico per stare continuamente insieme, per poter lavorare, vivere e crescere. È nata anche una bella collaborazione con Annesa Minghi con la quale stiamo strutturando un nuovo progetto di formazione e produzione.

La fede e la musica. Due cose importanti nella tua vita. Com’è cambiata da 10 anni a questa parte.

Fede e musica si fondono perfettamente, si dice “che gli angeli cantano tutto il giorno al Signore”. Personalmente parlando, il mio rapporto con la fede risale a molti anni prima. Prima credevo, ma non avevo fede. La fede è qualcosa che si coltiva tutti i giorni ed è un dono dello Spirito Santo. Ho incontrato in momenti di grave difficoltà il “Piccolo Monaco”, Padre Pio, ma non riuscivo a riconoscerlo, non riuscivo a mettere ben a fuoco il tutto perché ero troppo distratto dalla centralità della mia vita in cui io ero al centro di tutto, la mia carriera era al centro di tutto. Non avevo tempo per lasciarmi andare e comprendere che il mondo è un passaggio. Dieci anni fa, grazie al mio amico fraterno Alessandro Greco, ho incontrato il gruppo carismatico del “Rinnovamento dello Spirito Santo”. Ero in un momento di grande difficoltà, confusione e sconforto. Il momento in cui ebbi la percezione di un’energia travolgente che mi dava serenità, pace e fiducia, era esattamente durante il passaggio dall’orchestra alla discografia. La prima volta fu proprio nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Piazza del Popolo, dove dinnanzi la statuetta della Madonna di Lourdes che iniziai piangere di gioia. Si era riaccesa la speranza in me, che è la cosa più importante della nostra vita per andare avanti. Più avanti andavo e più la speranza diventava una certezza. In quel momento tutta la mia vita è cambiata prodigiosamente. La Musica, a pari passo con la Fede, mi è venuta di nuovo incontro per salvarmi perché le preghiere del rinnovamento nello spirito santo sono quasi totalmente cantate e comunque accompagnate sempre dalla musica di sottofondo… Un caso?

Ciao Gianni, conta più il percorso musicale di un artista o dover centrare un obbiettivo a tutti i costi e perché.

Il percorso dell’artista è tutto. Conta anche centrare l’obbiettivo. Senza un solido percorso si rischia di fare un flop dopo il primo successo. I giovani artisti che si affidano alle mie “cure” intraprendono un percorso formativo oltre che discografico dove, comunque, ne escono arricchiti a prescindere dal successo che non è mai garantito ed ovvio.

Cosa consigli ai cantanti che vogliono intraprendere la strada della musica?

La strada è irta e tortuosa, non tutti ce la fanno perché molto spesso non si è disposti ai sacrifici e alle rinunce. La musica è una vera e propria missione, uno stile di vita, tutto passa in secondo piano dove sono molto importanti le opportunità che arrivano nel percorso ma è indispensabile una grande disciplina. Ecco perché molto spesso gli artisti faticano ad avere una famiglia. Bisogna quindi essere dei bravi manager di sé stessi, capire non solo di musica ma anche essere informati e comprendere una serie di dinamiche estranee al semplice esibirsi. Bisogna essere veloci, pronti e svegli. La cosa più importante è vivere sempre con il sorriso sulle labbra.

 

 

 

 

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